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Usato: Leotron in prima linea alla Camera dei Deputati

Giovedì 06 Giugno 2019
Giulia Giarola

Il mercato dell’usato in conto terzi muove circa 850 milioni di euro l’anno ed è strutturato con 3.000 attività in tutto il territorio nazionale. Un settore formalizzato al 100%, soggetto però a questioni fiscali, giuridiche e sociali che ne penalizzano l’attività. Leotron, in qualità di azienda specializzata nel conto vendita, è in prima linea per portare avanti le richieste in grado di favorire l’usato. Le sue azioni sono arrivate anche davanti alla Camera dei Deputati ad aprile di quest’anno, grazie alla figura di Alessandro Giuliani, direttore di Leotron, vicepresidente e rappresentante del comparto conto terzi di Rete ONU, la rete nazionale degli operatori dell’usato che aggrega decine di migliaia di addetti del settore. L’abbiamo intervistato per conoscere nel dettaglio il mondo dei mercatini dell’usato e quali sono le principali criticità discusse alla Camera che gli operatori del riuso devono affrontare ogni giorno.

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In breve, come funziona un mercatino dell’usato in conto vendita?

"Il funzionamento di queste attività è semplice: un privato porta in vendita, in un mercatino, un oggetto che non utilizza più. L’oggetto viene caricato in conto vendita, viene esposto e poi venduto. Alla vendita il ricavato si divide con il cliente venditore, che assieme al suo rimborso riceve una fattura di provvigioni. Solitamente la provvigione è del 50%, in base al valore dell’oggetto e alla categoria, e da questa il mercatino dell’usato deve togliere il 22% di Iva, oltre ovviamente a tutte le spese e a tutte le altre imposte, a vario titolo. La diminuzione del carico fiscale per la quale Leotron si batte in prima linea è essenziale per questo settore, in quanto determinerà un recupero di competitività rispetto all’usato informale."

Quali sono le caratteristiche principali dei mercatini dell’usato?

"Le attività di acquisto e di vendita di oggetti di seconda mano, attraverso gli operatori professionali dell'usato, valorizzano un’economia locale. Per la vendita, le merci vengono infatti consegnate direttamente in negozio dal cliente privato; il denaro generato dalle vendite torna nelle tasche dei proprietari degli oggetti venduti, sostenendo così un’economia circolare a chilometro zero ed eco-friendly. I mercatini dell’usato, poi, sono microimprese a carattere familiare, attività che forniscono un servizio di compravendita per aiutare il privato nella vendita degli oggetti."

In che modo il mercato dell’usato è benefico per l’ambiente?

"A seguito di una serie di approfondite analisi campione sul territorio nazionale, risulta che un mercatino dell’usato riceve un numero complessivo di più di 80.000 pezzi ogni anno (dei quali più del 90% segue un percorso di riutilizzo e quindi non diventa un rifiuto), per un carico stimato in circa 100 tonnellate di merce, distratta dal ciclo di smaltimento urbano. Oltre all’evidente e forte impatto sui costi gestionali a carico della collettività, occorre anche sottolineare la significativa riduzione di CO2 con il conseguente beneficio ambientale ricadente sul territorio. A titolo esemplificativo il risparmio ambientale ottenuto da un mercatino dell’usato di medie dimensioni, per il solo reparto di abbigliamento, vale annualmente 109,5 tonnellate di CO2, (considerando l'opzione di smaltimento) al quale vanno sommati altre 18,5 tonnellate di CO2 e 1.835 metri cubi di acqua (considerando il solo cotone come materia prima), per la mancata produzione di prodotti nuovi. I benefici ambientali del mercato dell’usato quindi sono molteplici, generati dall’allungamento del ciclo di vita di un oggetto."




Parliamo di codici ATECO: qual è quello attribuito ad un mercatino dell’usato?

"Come ho detto prima, questa è un’attività di servizi dove il mercatino dell’usato opera in nome e per conto di un soggetto privato, vende un oggetto e percepisce una provvigione. L’ATECO che più si avvicina al mercatino dell’usato è il codice 46.19.02, ovvero Procacciatori d'affari di vari prodotti senza prevalenza di alcuno. Una tipologia identificativa che però non rispecchia la vera natura del settore dell’usato."

Perché è importante che una legge nazionale sancisca l’ATECO corretto?

"Sebbene un mercatino dell’usato possa essere considerato fiscalmente simile ad un procacciatore d’affari, le differenze sono notevoli. Un procacciatore d’affari è una persona che ha una valigetta e un’automobile e procaccia, appunto degli affari. Può andare bene nel settore immobiliare o nel settore commerciale. Un mercatino dell’usato dove le persone portano in vendita degli oggetti è quanto di più lontano da questa figura. La questione principale è legata all’interpretazione di Comuni e Camere di commercio di questa attività. Anche in questo caso, con Leotron stiamo cercando una soluzione per proporre la creazione di un nuovo codice per i negozi conto terzi che faccia parte del gruppo degli “intermediari del commercio di vari prodotti”, aggiungendo un quinto numero specifico per l’attività di usato conto terzi. La creazione del nuovo codice all’interno del gruppo degli intermediari è preferibile a un eventuale ingresso in un codice 47.79 che, derubricando il conto terzi a mera attività commerciale, lo penalizzerebbe gravemente dal punto di vista giuridico, urbanistico e fiscale."

Altra questione cruciale: la TARI per i mercatini dell’usato. Di cosa si tratta?

"TARI è l'acronimo di Tassa Rifiuti, l'imposta comunale dovuta ogni anno da chiunque possieda o detenga locali e aree scoperte adibiti a qualsiasi uso, e suscettibili di produrre rifiuti urbani. I proventi di questa tassa servono a coprire i costi che il comune sostiene per lo smaltimento dei rifiuti, e vengono calcolati tenendo conto della tipologia di attività, della quantità di rifiuti prodotta, della metratura delle aree tassabili e dei fattori territoriali. I Comuni hanno la possibilità di prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni della tassa sui rifiuti in caso di attività di prevenzione nella produzione di rifiuti, come nel caso dei mercatini dell’usato. Tali negozi, infatti, non possono produrre rifiuti in quantità tali assimilabili ad analoghe attività commerciali di vendita, anzi, come ho detto prima li prevengono. Eppure i Comuni sono molto restii ad applicare delle riduzioni, anche se previste dalla legge. Ciò che vogliamo fare con Leotron, quindi, è impostare correttamente la questione TARI. La legge a sostegno degli operatori dell’usato dovrebbe prevedere una percentuale di credito d’imposta per il contribuente, indipendente da ciò che interpreta e applica il singolo Comune."

Forse, una delle difficoltà maggiori in Italia è creare una cultura positiva del mondo dell’usato: è da qui che si parte per cambiare veramente le cose ed è questa la mission che Leotron porta avanti giorno dopo giorno. Nelle prossime settimane vi terremo aggiornati sulle novità, i cambiamenti e le prospettive sul futuro dell’usato.

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