| Premessa: la destinazione d'uso |
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| Mercatino: il locale | |
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Innanzi tutto vorremmo premettere che, per un mercatino dell'usato, in relazione alla problematica della destinazione d'uso, che non esiste un'impostazione standard del problema in quanto ogni singolo Comune può decidere, in completa autonomia, se concedere, o meno, la possibilità di attivare un mercatino dell'usato impostato come Agenzia d'Affari, in locali con destinazione d'uso artigianale o industriale.
Il Comune può infatti imporre che la destinazione
d'uso dei locali sia di tipo commerciale. Ovviamente il tipo di
destinazione d'uso si riflette inevitabilmente sul costo d'affitto
rendendo molto più conveniente per il gestore un locale con
destinazione artigianale.
La problematica principlale è, purtroppo, la Dichiarazione di Inizio Attività (DIA). Normalmente, infatti, nella DIA il candidato all'apertura del mercatino dell'usato dichiara che i locali ove verrà esercitata l'attività, "hanno tutti i requisiti urbanistico-edilizi ed igienico-sanitari previsti dalla vigente normativa in relazione alla specifica attività indicata". Quindi se il Comune ha previsto che tale attività sia esercitabile unicamente in locali ad uso commerciale (anche se non viene specificato nella DIA), con la dichiarazione sopra riportata, il richiedente potrebbe incorrerebbe a pesanti conseguenze amministrative e penali come previsto dall’art. 76 DPR 445 del 28.12.2000 (dichiarazione mendace). Ma l'attività di mercatino dell'usato, organizzata come Agenzia d'Affari, pur possedendo degli elementi tipicamente "commerciali" è una pura attività di servizi. E l'attività di servizi, come il commercio all'ingrosso può essere esercitata anche in locali a destinazione artigianale (in base al Piano Regolatore di ogni singolo Comune). Ecco quindi il paradosso: se il Comune conviene che tale attività sia un'attività di servizi, il problema non si pone altrimenti potrebbe essere necessaria la destinazione commerciale. Ma normalmente i Comuni, interpretano le normative, e come succede spesso, sfavoriscono il contribuente, in caso di dubbio. Se il Comune ha un dubbio viene quindi richiesta la destinazione commerciale. Purtroppo il nemico maggiore è il tempo: quando infatti si rende disponibile un locale adatto, difficilmente si potrà convincere il proprietario ad attendere qualche mese, prima della stipula del contratto di affitto e di lasciare il tempo al conduttore di appurare con certezza le richieste del Comune. |
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| Ultimo aggiornamento ( giovedì 10 luglio 2008 ) | |
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